Matteo Casoni e Sabine Christopher (Osservatorio linguistico della Svizzera italiana)

L’italiano e il romancio: situazioni sociolinguistiche e politiche linguistiche a confronto in Svizzera e nei Grigioni

In questo contributo si propone un confronto tra l’italiano e il romancio, in Svizzera e nel Cantone dei Grigioni. Le due lingue presentano significative differenze di natura storica e sociolinguistica. Di conseguenza anche le politiche linguistiche che sono state e sono tuttora rivolte a queste due comunità, sia a livello nazionale, sia a livello cantonale, mirano a obiettivi differenti.

 

Il testo riprende e rielabora, con modifiche e aggiornamenti, parti di Christopher e Casoni (2020).

 

 

1.   Situazione sociolinguistica dell’italiano e del romancio in Svizzera e nel Cantone dei Grigioni

L’italiano e il romancio sono lingue nazionali di minoranza in Svizzera e minoranze a livello cantonale nei Grigioni. L’accezione di ‘lingua minoritaria’ o di ‘lingua di minoranza’ va intesa qui nel senso numerico (e non di statuto) di lingua nazionale meno diffusa rispetto a quelle maggioritarie/più diffuse (tedesco e francese).

L’italiano nel suo territorio tradizionale (la Svizzera italiana: Grigioni italiano e Ticino) è lingua maggioritaria, lingua della socializzazione primaria (affiancata in parte dal dialetto), lingua di scolarizzazione, dei media ecc. Grazie alla contiguità con l’Italia, la Svizzera italiana è stata definita come una penisola di lingua minoritaria (Berruto, 2007: 22) che si appoggia a una solida lingua di cultura a livello europeo. Inoltre l’immigrazione di lungo corso dall’Italia incide sulla consistenza demografica dell’italofonia in Svizzera.

La situazione del romancio si distingue per vari aspetti sia dall’italiano, sia dalle altre lingue nazionali. Nel periodo della sua maggiore estensione, nel V secolo d.C., il dominio retoromanzo si estendeva dal Danubio superiore all’Adriatico, ma già nell’Alto Medioevo è iniziato un processo di germanizzazione tuttora persistente (Gross & Dazzi Gross, 2004). Oggi il territorio romanciofono è molto frammentato e discontinuo. A questa discontinuità geografica corrisponde pertanto una diversificazione linguistica in almeno cinque varietà locali, gli idioms (Darms, 1985). Diversamente dalle altre lingue nazionali, la Romancìa non dispone di un retroterra linguistico fuori del proprio territorio. Pertanto il romancio è l’unica lingua endonormativa in Svizzera. Non disponendo di risorse demografiche esterne, nel corso dell’ultimo secolo ha subito una massiccia perdita di parlanti (Haas, 2006: 1773).

 

1.1   Italiano e romancio come lingue principali

 

Diamo uno sguardo alla situazione di italiano e romancio nel contesto del plurilinguismo svizzero attraverso i dati della Rilevazione strutturale [1] (RS) del 2019. I valori delle lingue principali (meglio conosciute) sono indicativi della consistenza demografica di una comunità linguistica. L’italiano è lingua principale dell’8.0% della popolazione residente in Svizzera (circa 672’000 persone), il romancio lingua principale dello 0.5% (circa 40'000 persone). Anche nel Cantone dei Grigioni entrambe le lingue sono minoritarie: a fronte del tedesco/svizzero tedesco, lingua principale del 75.2% dei residenti, il romancio si attesta al 14.2% e l’italiano al 13.2% della popolazione.

Accanto alla dimensione nazionale e cantonale, consideriamo anche la distribuzione territoriale dei parlanti, aspetto rilevante sia per la conformazione geografica e demografica delle regioni, sia per il principio di territorialità che caratterizza la gestione politica delle lingue in Svizzera (cfr. § 2). La Fig. 1 illustra la densità dei parlanti residenti nei e fuori dei rispettivi territori linguistici per le lingue nazionali (LPrinc).

 

Fig. 1.     Densità dei parlanti, lingue nazionali (LPrinc) nei e fuori dei rispettivi territori, val. % sul tot. pop., RS 2019

 

Ogni lingua nazionale è dominante nel suo territorio e chiaramente minoritaria al di fuori. L’italiano presenta il grado di dominanza più alto (88.5%). Per contro il romancio nel proprio territorio ha una densità di parlanti molto più bassa (65.2%) rispetto all’italiano e alle altre lingue. Questo è da ricondurre, oltre che alla già menzionata frammentazione territoriale della Romancìa, anche ad altri fattori, quali la progressiva germanizzazione, che ha fatto sì che la separazione fra la regione germanofona e quella romanciofona sia più percepita che reale (Furer 1997: 267).

La Fig. 2 presenta i valori sul totale della lingua per evidenziare come la maggior parte dei parlanti italiano e romancio (LPrinc) risieda fuori dei rispettivi territori, ciò a differenza delle lingue nazionali maggioritarie. 

 

Fig. 2.     Distribuzione geografica dei parlanti, lingue nazionali (LPrinc), nel territorio e fuori del territorio, val. % sul tot. della lingua, RS 2019

 

Poco più della metà degli italofoni risiede in una regione non italofona. Nel caso del romancio la diffusione extraterritoriale raggiunge addirittura il 63.2%. Sia per l’italiano che per il romancio (a maggior ragione) i motivi della diaspora sono da cercare soprattutto nelle opportunità di formazione e di lavoro nelle altre regioni linguistiche. La maggiore presenza extraterritoriale delle due lingue di minoranza ha però caratteristiche diverse.

La diffusione dell’italiano fuori del territorio tradizionale è dovuta soprattutto alla migrazione dall’Italia e in parte dalla Svizzera italiana. L’immigrazione italiana contribuisce in modo importante all’aumento della forza demografica complessiva dell’italofonia in Svizzera. Per il romancio si tratta esclusivamente di migrazioni interne verso altri cantoni o verso le altre regioni linguistiche dei Grigioni (per lo più verso quella germanofona). Per i romanciofoni occorre in effetti considerare due diverse situazioni di extraterritorialità: chi risiede nel cantone ma in un’altra regione linguistica e chi risiede in altri cantoni. Su circa 42'000 romanciofoni (LPrinc) residenti in Svizzera (RS 2016-2018, dati cumulati, fonte UST), il 67.7% risiede nel Cantone dei Grigioni, di questi il 32.5% (ca. 13'600 persone) risiede fuori della regione romanciofona; il restante 32.2% (ca. 13'500) risiede in un altro cantone, di questi quasi un terzo nel Canton Zurigo.

 

Un altro aspetto di cui tener conto nel monitorare la situazione delle lingue minoritarie è il grado di mono- e plurilinguismo dei parlanti. La Fig. 3 mostra la situazione per l’italiano e il romancio dentro e fuori dei rispettivi territori e a livello del Cantone dei Grigioni (Pandolfi et al., 2016).

 

Fig. 3.     Monolinguismo/plurilinguismo dei parlanti italiano e romancio (LPrinc), territori linguistici e cantone dei Grigioni, val. % sul tot. della lingua, RS 2010-2012

 

In generale per i romanciofoni si osserva un grado maggiore di plurilinguismo (inteso come persone con più di una lingua principale) rispetto agli italofoni. Nei rispettivi territori per entrambe le lingue si registra una maggioranza di parlanti monolingui. Questo fenomeno è più pronunciato per l’italiano (81%), molto meno per il romancio (63,1%). Per entrambe le lingue, al di fuori dei rispettivi territori, si registra invece una quota relativamente alta di plurilingui, dovuta all’integrazione della lingua locale nei repertori dei parlanti.

 

Nel Cantone dei Grigioni, la situazione dell’italiano rispecchia quella dell’intero territorio italofono: seppure in proporzioni diverse, gli italofoni grigionesi sono in maggioranza monolingui. Invece nel caso del romancio, a livello cantonale si osserva una quasi equivalenza tra monolingui e plurilingui. Questi ultimi hanno nel loro repertorio per lo più il tedesco/svizzero tedesco come altra lingua principale (cfr. Pandolfi et al., 2016: 278).

 

1.2   Italiano e romancio come lingue parlate a casa

 

La famiglia è il primo ambito deputato al mantenimento e alla trasmissione delle lingue. Il monitoraggio di questo ambito fornisce indicazioni importanti sulla vitalità ed è particolarmente rilevante in contesti multilingui. La Fig. 4 mostra l’uso di italiano e romancio in famiglia nelle rispettive regioni (a confronto con l’uso dello svizzero tedesco e del tedesco che hanno una parte importante in particolare nel repertorio dei romanciofoni), nonché complessivamente fuori dei rispettivi territori.

 

Fig. 4.     Uso delle lingue in famiglia, regione romanciofona e italofona e uso di ita. e rom. fuori dei rispettivi territori, val. % sul tot. pop. rif. (15 anni e più), RS 2019

(Pop. rif.: terr. italofono: 313'264; fuori terr. italofono: 6'819'269; terr. romanciofono: 19'656; fuori terr. romanciofono: 7'112'878)

 

Sulla totalità della popolazione di riferimento residente nei rispettivi territori, l’uso dell’italiano e del romancio in famiglia è percentualmente dominante (ita. 79.4%, rom. 69%) mentre fuori del territorio la percentuale di popolazione che usa italiano o romancio è esigua (ita. 5%, rom. 0.3%). Tuttavia, in termini di percentuali sul totale della lingua, anche per l’uso in famiglia vale quanto osservato per le lingue principali: la maggioranza di persone che parla italiano o romancio con i familiari risiede fuori dei rispettivi territori (italiano 58%, romancio 64% dei rispettivi parlanti, RS 2019).

Anche per l’ambito familiare, nella situazione sociolinguistica delle due lingue vanno considerate alcune differenze. Nella regione italofona la presenza della lingua locale è rafforzata dal dialetto. Nella regione romanciofona il valore percentuale del romancio è più basso rispetto alle lingue locali delle altre regioni (10 punti percentuali in meno rispetto all’italiano nella Svizzera italiana). Comunque il valore d’uso in famiglia del romancio è più elevato di quello registrato per la lingua principale (v. Fig. 1), vale a dire che il romancio viene (ancora) parlato in famiglia da chi non lo dichiara (più) come lingua principale. Inoltre va notato che nella comunicazione familiare in Romancìa si ha anche una marcata presenza dello svizzero tedesco (44.2%). Infine, sulla breve diacronia e nei rispettivi territori, si nota per l’italiano un leggero aumento nell’uso in famiglia (77.5% nel 2010-12) e invece un leggero calo per il romancio (72.1% nel 2010-12). L’insieme di questi dati può essere interpretato come una debolezza del romancio perfino nel dominio familiare.

 

1.3   Italiano e romancio come lingue usate sul posto di lavoro

 

Un altro ambito rilevante per valutare la posizione di una lingua nella società è quello lavorativo. L’usabilità di una lingua (minoritaria) sul posto di lavoro è indicativa del suo prestigio sociale e della sua funzionalità, fattori che ne favoriscono il mantenimento (Ammon, 2011: 51).

 

La Fig. 5 presenta l’uso di italiano e romancio al lavoro dentro e fuori delle rispettive regioni; come per l’ambito familiare si aggiunge quale termine di paragone l’uso del tedesco/svizzero tedesco.

 

Fig. 5.     Uso delle lingue sul posto di lavoro, regione romanciofona e italofona, e uso di ita. e rom. fuori dei rispettivi territori, valori % sul tot. pop. rif. (occupati), RS 2019

(Pop. rif.: terr. italofono: 160'721; fuori terr. italofono: 4'210'498; terr. romanciofono: 11'920; fuori terr. romanciofono: 4'359'300)

 

Nella regione italofona, l’uso dell’italiano al lavoro (in parte affiancato dal dialetto) è chiaramente preponderante (91.9%), mentre la presenza delle lingue non territoriali è relativamente ridotta. Per contro, il romancio, nella sua stessa regione, non solo ha una presenza ridotta, ma non è nemmeno la lingua più usata sul posto di lavoro, dove si impone il diasistema del tedesco.

Al di fuori dei rispettivi territori, entrambe le lingue sono poco usate nell’ambito lavorativo, l’uso del romancio, in particolare, è ridottissimo.

Anche a livello del Cantone dei Grigioni il romancio è usato al lavoro solo dal 12.1% delle persone occupate: una quota molto più bassa dello svizzero tedesco (78.9%) e più bassa del tedesco (33.9%) e dell’italiano (12.9%; RS 2019).

 

1.4   In sintesi

 

Dai dati demografici emerge che l’italiano è vitale nel suo territorio, maggioritario come lingua principale e come lingua d’uso in famiglia e al lavoro. Al di fuori del territorio è minoritario e spesso parte di un repertorio plurilingue. Il romancio invece mostra i sintomi di una vitalità ridotta: il numero esiguo di parlanti, la bassa dominanza perfino nel territorio, l’uso relativamente ridotto perfino in famiglia (con forte concentrazione quasi esclusivamente su quest’ambito) e l’uso limitato nell’ambito lavorativo. Per il romancio anche il bilinguismo (LPrinc) è un chiaro segnale di debolezza soprattutto perché è frequente perfino nel territorio: è presente nel repertorio in larga misura solo in concomitanza con il tedesco. Anche per questo aspetto il romancio si distingue dall’italiano, per il quale il bilinguismo è caratteristico soprattutto per i parlanti residenti fuori territorio, mentre nel territorio i parlanti sono per lo più monolingui.

 

2. Le politiche linguistiche per l’italiano e il romancio a livello nazionale e nel Cantone dei Grigioni

Gli ambiti tradizionali di intervento della politica linguistica riguardano la pianificazione dello status (formale e funzionale), dell’acquisizione e del corpus. Lo status formale riguarda il riconoscimento di una lingua nella legislazione (lingua ufficiale), lo status funzionale riguarda l’implementazione di quello formale, cioè l’uso della lingua nell’ambito dei processi politici e nell’amministrazione pubblica. La pianificazione dell’acquisizione riguarda l’insegnamento e l’apprendimento; la pianificazione del corpus concerne il lavoro di codificazione di una lingua affinché acquisisca i mezzi per adempiere alle funzioni cui è destinata (cfr. Dell’Aquila/Iannàccaro 2004).

 

2.1   Lo status formale

 

La politica linguistica svizzera si fonda innanzitutto sul principio della territorialità (cfr. Richter, 2005: 145-207), principio derivante dall’art. 70 della Costituzione federale, che assegna ai Cantoni la facoltà di determinare le proprie lingue ufficiali. Questo implica che le lingue nazionali godono di una tutela ridotta nei cantoni in cui non sono lingue ufficiali e dove pertanto hanno uno status non dissimile da quello delle lingue non nazionali (cfr. Lüdi, 2008: 196): ciò vale circa per la metà degli italofoni e per un terzo dei romanciofoni in Svizzera. 

 

2.1.1   La pianificazione dello status formale: livello nazionale e cantonale

 

L’italiano ha acquisito lo statuto di lingua nazionale (insieme al tedesco e al francese) nella Costituzione del 1848, mentre il romancio è stato promosso a lingua nazionale quasi un secolo dopo, nel 1938, peraltro tramite una votazione popolare plebiscitaria (92% di consensi). Tale misura di politica linguistica va considerata nel particolare contesto storico dell’epoca, caratterizzato da un clima politico-culturale di ‘difesa spirituale’ dei valori svizzeri nei confronti dei regimi totalitari (Jorio, 2006). Questi valori sono incarnati emblematicamente nel popolo montanaro dei romanci (cfr. Coray, 2003: 19-20). Da allora la Costituzione federale distingue tra lingua nazionale e lingua ufficiale. L’accezione di ‘lingua nazionale’ assume un nuovo significato, quello di lingua di cultura e di componente del patrimonio identitario dello stato (Widmer et al., 2004: 16). Per contro, il concetto di ‘lingua ufficiale’ si limita a designare le lingue di comunicazione fra stato e cittadino. A livello nazionale esso è riservato a tedesco, francese e italiano. Solo con la revisione costituzionale del 1996 al romancio è stato assegnato esplicitamente lo statuto di lingua ufficiale nella comunicazione tra le autorità federali e i cittadini di lingua romancia.

La Costituzione del Cantone dei Grigioni usa il termine di lingua ufficiale solo dal 2004, mentre in precedenza tedesco, romancio e italiano erano definite vagamente come lingue del cantone (cfr. Grünert, 2015: 52). 

 

2.2   Lo status funzionale dell'italiano e del romancio

 

2.2.1   A livello federale

 

Se a livello federale le basi legali sono date, l’effettiva implementazione dello status non è un processo automatico e immediato. Per es. l’implementazione dell’italiano come lingua ufficiale effettivamente equivalente (nell’uso) alle lingue maggioritarie (quindi non solo de jure ma anche de facto) è un processo lungo e in fieri (cfr. Pini, 2017). Per realizzarsi pienamente richiede innanzitutto competenze in questa lingua da parte di membri delle altre comunità linguistiche (cfr. Pandolfi et al., 2017: 138-139).

 

Un esempio di implementazione dello status formale delle lingue riguarda la rappresentanza delle comunità linguistiche nazionali fra il personale dell’amministrazione federale. L’art. 7 dell’Ordinanza sulle lingue (2010) stabilisce i valori di riferimento per applicare il principio politico dell’amministrazione rappresentativa, ossia una rappresentazione proporzionale nelle funzioni pubbliche dei diversi gruppi sociali (Coray et al., 2015: 20). Tali valori sono definiti sulla base dei dati demografici (lingue principali a livello nazionale; per l’italiano corrispondono alla fascia 6,5-8,5%; per il romancio alla fascia 0,5-1,0%). Con ciò si favoriscono l’italiano e il romancio considerando tutte le lingue nazionali a prescindere dal loro status di lingua ufficiale e evitando l’applicazione del principio della territorialità. Se si considerassero solo gli italofoni e i romanciofoni residenti nel loro territorio i valori di riferimento sarebbero chiaramente inferiori.

 

2.2.2   Nel Cantone dei Grigioni

 

Nel Cantone dei Grigioni l’implementazione dello status è regolata sul principio della territorialità e incide sulla ridefinizione del territorio linguistico discontinuo dove la dominanza linguistica è bassa. La legge cantonale sulle lingue definisce le lingue ufficiali e scolastiche dei comuni su base demografica, ovvero sulla quota dei parlanti residenti nel territorio comunale. L’art. 16 stabilisce le quote nel modo seguente: la lingua minoritaria è l’unica lingua ufficiale del comune se almeno il 40% dei residenti l’ha dichiarata come lingua principale e/o come lingua usata regolarmente in famiglia, a scuola o sul lavoro. Con una percentuale dal 20 al 40 della lingua minoritaria, il comune ha più lingue ufficiali. L’applicazione di questa norma non è scevra di problemi. Uno è legato alla disponibilità dei dati. Il passaggio da un censimento nazionale esaustivo a una rilevazione campionaria (cfr. nota 2) ha reso impossibile disporre di dati linguistici aggiornati a livello comunale. Quindi, di fatto le quote sono ancora stabilite sui dati dell’ultimo censimento esaustivo realizzato nel 2000 (cfr. Lüdi & Werlen, 2005). Per ovviare alla problematica della mancanza di dati linguistici aggiornati, l’ordinanza sulle lingue del Cantone dei Grigioni (Art. 22) dispone che “se i dati rilevati dalla Confederazione nell'ambito del censimento federale della popolazione o di un rilevamento a campione delle strutture non sono sufficienti per attribuire un comune a un'area linguistica, il Cantone provvede a rilevamenti complementari nei comuni interessati”. L’implementazione di rilevazioni demolinguistiche a livello cantonale fa parte del catalogo di 80 misure volte a rafforzare il plurilinguismo che il governo Grigionese ha pubblicato nel febbraio 2021 [2]. 

Un altro problema nell’implementazione dello status, in particolare del romancio, sta nel fatto che negli ultimi due decenni il Cantone dei Grigioni ha visto numerose fusioni comunali dettate da esigenze soprattutto di natura economica e amministrativa. Le aggregazioni in molti casi hanno cambiato gli equilibri numerici fra le comunità linguistiche, facendo nascere comuni linguisticamente eterogenei con frazioni di lingue diverse (cfr. Etter 2016).

Per quanto riguarda l’italiano, il forte intervento di politica dello status descritto sopra non ha praticamente nessun impatto data la maggiore compattezza del territorio e la dominanza demografica nelle valli del Grigioni italiano. Tuttavia, il fatto di essere lingua ufficiale del cantone fa sì che lo statuto dell’italiano nel territorio grigionese non italofono è migliore rispetto ai cantoni dove l’italiano non è lingua ufficiale, fatto che si riflette nella politica educativa con una sua maggiore presenza nell’insegnamento.

 

2.3   La politica dell'acquisizione, focus sulla scuola

 

2.3.1   In Svizzera/nei cantoni

 

Uno degli obiettivi della politica dell’acquisizione a livello nazionale è la comprensione fra le comunità linguistiche - garantita tra l’altro dalle competenze nelle lingue non territoriali - il cui quadro generale è delineato dalla Legge federale sulle lingue nazionali e la comprensione tra le comunità linguistiche (LLing).

Nonostante la sostanziale autonomia cantonale nella pianificazione dell’educazione (Christopher, 2019) i programmi scolastici sono armonizzati a livello nazionale (concordato HarmoS). Gli sforzi complessivi dell’insieme dei cantoni, raggruppati nella Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE), permettono di vigilare sull’implementazione delle direttive minime riguardanti l’insegnamento delle lingue non locali. L’art. 15 della LLing mira ad assicurare alla fine della scuola dell’obbligo «competenze linguistiche in almeno una seconda lingua nazionale e in un’altra lingua straniera» (cioè una terza lingua nazionale o una lingua non nazionale). Se de jure esiste la possibilità di concludere l’obbligo scolastico con competenze in tre lingue nazionali, de facto la situazione più diffusa è quella in cui la seconda lingua nazionale è il francese o il tedesco e l’altra lingua straniera l’inglese (l’ordine di apprendimento è comunque di competenza dei cantoni).

L’italiano nella scuola dell’obbligo (con l’eccezione dei Cantoni Ticino e Grigioni) è offerto per lo più a titolo facoltativo, mentre il romancio non è offerto fuori del Canton Grigioni (Christopher & Antonini, 2016). La politica dell’acquisizione è calibrata in modo tale da non incidere in modo significativo sulle competenze nelle lingue minoritarie nazionali. Non è obiettivo politico nazionale quello di collocare l’acquisizione delle lingue minoritarie nei piani di studio dell’obbligo scolastico. Pertanto, per l’italiano l’acquisizione di competenze è affidata a programmi facoltativi e post-obbligatori e per entrambe le lingue esistono programmi extra-curriculari. [3]

 

2.3.2   Nel Cantone dei Grigioni

 

Per ragioni di spazio, relativamente al Cantone dei Grigioni, ci limitiamo all’italiano e al romancio come lingue d’istruzione, rimandando a Todisco et al. (2020) per una panoramica dell’insegnamento come lingue straniere. La questione della lingua d’istruzione è complessa e segue la politica dello status. La lingua d’insegnamento corrisponde sostanzialmente alla lingua/alle lingue ufficiali dei comuni. Nel territorio italofono, l’omogeneità linguistica permette di stabilire l’italiano come unica lingua d’insegnamento [4]. Per il romancio la politica dell’acquisizione è inoltre strettamente legata a quella del corpus e alla controversa accettazione dello standard Rumantsch grischun come lingua d’insegnamento (cfr. 2.4). L’annosa questione della scelta della lingua d’insegnamento fra le varietà locali (idiomi) e la varietà standard può essere molto sinteticamente riassunta in due tappe: nel 2003 è entrato in vigore un decreto del governo cantonale che sanciva la stampa del materiale didattico solo in RG, una decisione presa soprattutto come misura di risparmio. Il decreto ha suscitato immediatamente la forte reazione delle comunità romance, al punto che è stato revocato nel 2011 con la revisione della Legge sulla scuola (Grünert, 2015: 70-71). Attualmente i comuni sono liberi di scegliere la varietà di lingua d’insegnamento e i materiali didattici sono di nuovo prodotti negli idiomi oltre che in RG. Il piano di studio cantonale (che fa riferimento al piano intercantonale per i cantoni germanofoni, Lehrplan 21), introdotto con l’inizio dell’anno scolastico 2018-2019, tratta allo stesso modo le scuole che insegnano in RG e quelle che insegnano in un idioma romancio. Nelle scuole in cui la lingua veicolare è un idioma gli allievi acquisiscono competenze ricettive del RG nel ciclo della scuola secondaria.

 

2.4   Pianificazione del corpus

 

Ciò che più distingue la politica linguistica rivolta al romancio rispetto a quella relativa all’italiano è il fatto che il romancio ha subito massicci interventi a livello del corpus, mentre per l’italiano tali interventi sono limitatissimi e riguardano più che altro la standardizzazione della terminologia nell’uso ufficiale.

La situazione sociolinguistica del territorio romanciofono ha fatto nascere l’esigenza di una lingua veicolare che, nell’ottica dei pianificatori, contribuisse a contrastare il progressivo calo di parlanti (Berthele & Coray, 2010). I primi tentativi di creazione di uno standard comune risalgono alla fine del Settecento (cfr. Coray, 2008: 75-131). Il loro successo è sempre stato limitato, condizionato dalla necessità di minimizzare la distanza tra standard e varietà locali (Billigmeier, 1979: 255 segg.; Haas, 2006: 1777). Solo negli anni Ottanta del Novecento un consistente intervento di pianificazione del corpus sfocia nella creazione del cosiddetto Rumantsch grischun (RG) che si affianca alle cinque varietà locali soprattutto negli usi ufficiali (Schmid, 1982; Darms, 1985). Il RG è «una sorta di minimo comun denominatore tra gli idiomi romanci» (Dell’Aquila & Iannàccaro, 2004: 88-89), creato per arrivare a una grammatica e a un lessico di compromesso e il più possibile equidistante.

La varietà standard inizialmente ha trovato scarsa accettazione nelle comunità locali dei parlanti. Il dibattito pubblico sull’introduzione del RG come lingua ufficiale e di scolarizzazione nel Canton Grigioni non è stato esente da manipolazioni o interpretazioni ideologiche, in particolare nella presentazione dei risultati di inchieste (realizzate tra gli anni ’80 e ’90) in cui si sondava l’accettabilità di una lingua scritta d’uso in vari ambiti, nonché nell’interpretazione dei risultati di una votazione popolare del 2001 in cui per la prima volta i grigionesi si esprimevano su un oggetto inerente l’uso del RG come lingua dei materiali di voto (su questi aspetti cfr. Grünert et al. 2008 e Coray 2010).

Oggi il RG gode di una buona accettazione negli ambiti della comunicazione pubblica della Confederazione e del Cantone come lingua ufficiale soprattutto scritta. Tuttavia in ambiti più sensibili come la scuola, i mass media, la letteratura e la chiesa la sua accettazione è più controversa (Coray, 2008: 221).

 

3. Conclusioni

 

Tutto sommato la situazione sociolinguistica dell’italiano in Svizzera può dirsi molto meno problematica di quella del romancio, fra l'altro grazie alla sua maggiore forza demografica, alla posizione dominante nel suo territorio tradizionale e alla contiguità geolinguistica con l'Italia. Il romancio, per contro, è privo di risorse demografiche esterne, nonché di una varietà standard totalmente condivisa dalla comunità. Inoltre mostra numerosi segni di debolezza perfino nel suo territorio, dove subisce la forte concorrenza del tedesco, con un conseguente alto tasso di bilinguismo individuale dei suoi parlanti.

Italiano e romancio sono ampiamente tutelati a livello dello status dalla legislazione linguistica. La differenza di statuto come lingue ufficiali fra l’italiano e il romancio a livello nazionale è da ritenere adeguata sia all’obiettivo della tutela delle due minoranze, sia alla gestione pragmatica del regime plurilingue ufficiale.

Nel Cantone dei Grigioni, il forte intervento di politica dello status è rivolto in particolare al romancio, in linea con la vitalità ridotta dei suoi idiomi. L’implementazione di queste misure non è tuttavia priva di problematiche, sia a livello della disponibilità dei dati demolinguistici aggiornati, sia a livello amministrativo relativamente all’aggregazione dei comuni e ai conseguenti spostamenti degli equilibri spesso a sfavore della minoranza.

A livello della politica dell’acquisizione, per l’italiano gli interventi di pianificazione riguardano in primo luogo le competenze come lingua straniera fuori del territorio italofono. Per il romancio gli interventi si concentrano sul territorio e riguardano soprattutto la definizione della lingua d’insegnamento. Essa è fortemente condizionata dalla politica dello status e da quella del corpus, legate al problema del Rumantsch grischun. Nel giro di pochi anni si è passati da una fase d’imposizione dello standard comune al ritorno a una politica dell’autonomia comunale nella scelta della lingua scolastica fra la varietà locale e il Rumantsch grischun.

Gli interventi drastici a livello del corpus e dello status sono un tentativo di contrastare la debolezza sociolinguistica del romancio. Inoltre l’intervento d’imposizione dall’alto di un intero sistema linguistico, che si distingue tuttavia in certa misura dalle lingue di socializzazione primaria (gli idiomi), ha comportato notevoli problemi di accettazione da parte dei parlanti delle singole varietà. Il Rumantsch grischun è stato meglio accolto negli ambiti dove esso può svolgere una funzione veicolare, ossia nell’ambito della comunicazione pubblica. Quest’uso dello standard comune presuppone almeno una competenza ricettiva che va contemplata nella pianificazione dell’acquisizione, ambito che si è rivelato tuttavia molto più sensibile nell’accettazione.

 

 

Note

[1] La Rilevazione strutturale dell’Ufficio federale di statistica (UST) ha cadenza annuale e avviene su base campionaria (circa 200'000 intervistati), per cui tutte le popolazioni di riferimento sono il frutto di una proiezione statistica. Per la lingua principale i dati qui utilizzati fanno riferimento all’intera popolazione residente; invece per l’uso in famiglia e al lavoro, la popolazione di riferimento della RS comprende unicamente le persone dai 15 anni di età (cfr. Pandolfi et al., 2016: 17-21 e Janner 2020). I dati relativi alle RS 2010-12 sono ricavati da Pandolfi et al. (2016) senza indicare ogni volta il riferimento bibliografico.

 

[2] www.gr.ch

 

[3] Per il romancio si segnala Chapeschas (www.chapeschas.ch), programma rivolto agli adulti e finalizzato all’acquisizione di competenze ricettive. Per l’italiano si segnalano www.italianosubito.ch (incontro con l’italiano nell’ambito di settimane speciali per allievi germanofoni e francofoni delle scuole medie della Svizzera tedesca e romanda) e il manuale Capito? Comprendere l’italiano in Svizzera (competenze ricettive dell’italiano per adulti con competenze di francese, www.ti.ch/olsi-capito).

 

[4] Nel Cantone ci sono due scuole bilingui (it./ted.): Maloja e Coira Rheinau (Todisco et al., 2020: 18).

 

 

Bibliografia

 

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Berruto G. (2007), Lingue minoritarie e sociolinguistica del contatto, in Consani C. & Desideri P. (a cura di), Minoranze linguistiche. Prospettive, strumenti, territori, Carocci, Roma: 17-31.

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Matteo Casoni e Sabine Christopher

Osservatorio linguistico della Svizzera italiana

matteo.casoni@ti.ch, sabine.christopher@ti.ch